IL SENSO NEI SENSI

di Simonetta Angelini (2008)

Ordire una trama è un complotto, una cospirazione. Una resistenza paziente. Da ragno. Da predatore delle cose e della realtà. Di chi architetta un piccolo universo come una strategia. È la tattica di chi trattiene, intrappola per necessità. Per gioco. Inesorabilmente. Una congiura dei sensi: uno sguardo che forma e deforma, frammenta e ricostruisce , scorge e scorcia, riconosce e dimentica, desidera, seziona particolari infinitesimali come indizi. Aguzzi e penetranti come schegge di vetro. Come il ragno stare in tralice, in obliqua intimità con la realtà, e in agguato. Le mani che sfiorano, frugano, riconoscono, indagano, accarezzano non sanno perdere i sensi e il senso delle cose. Si sta vigili, in allarme. La contaminazione, la confusione, la vertigine dei sensi. Come prima dell’amore. La percezione è trasversale e molteplice, dilata, bisbigliando mancanze. Sfidando l’immaginario. Nel lavoro di Alessandro Mangione il tessuto è concrezione sulla tela, si fa superficie contro la superficialità, pelle, pretesto, finzione reale e realtà finta. L’erotismo è la sensualità della materia, la fisicità della pittura. Inevitabilmente permeabile e sommersa, ammiccante, la dialettica figura-sfondo sfugge, equivoca, travolgendo ogni riferimento conoscitivo. Guardare e toccare. Il senso nei sensi. Trasparenze, decorazioni, arabeschi, trame dicono il piacere di perdersi, di svelare enigmaticamente ed eroticamente velando. Poi gambe di donna, tacchi, occhi di donna, corpi promessi, ombre, abbandoni assoluti, distrazioni e assenze di donna, seduzioni sottintese, immobilità serpentine da infinite sospensioni, sfrontatezze da incantatrice, peccati originali da perpetrare. Ancora. Poi ancora. Dentro le stanze dell’ intrigo dei sensi, resta lo smemorarsi nell’istinto. Una femminilità che sa perdersi dietro un pensiero fugace , conosce il desiderio nell’attesa, la sacralità di un corpo che si offre giocosamente; conosce lo sguardo e le parole della sospensione . Sa scegliere il proprio abito. Una femminilità multiformesi incastona nei tessuti, che diventano identità, individualità, come un tatuaggio, un segno sul corpo, una frase segreta di un codice intimo bisbigliata. L’ ostensione di una regolarità irregolare, di una tentazione all’astrazione è stare in bilico tra la figura e il suo sacrificio. Tra maglie che non trattengono più.

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